UNA SENSAZIONALE SCOPERTA

NELL'IMMAGINE DEL VOLTO DELLA SACRA SINDONE DI TORINO SONO RINTRACCIABILI LE PIEGHE DEL TELO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO. Questa eccezionale scoperta è venuta alla luce dopo che al computer sono riuscito a definire la perfetta sovrapposizione in scala 1:1 delle foto dei reperti sacri. Le pieghe di cui ho parlato, sul Santo Volto passano in verticale per gli zigomi e sono contraddistinte dai punti d'incrocio con un'altra piega in orizzontale che si trova all'altezza del mento. La cosa più sorprendente è che nell'immagine sindonica esse figurano delimitando il volto da lato a lato. Per chi crede allora alle autenticità di queste due reliquie, c'è da dire questo: "Seppure meditando la S. Sindone si contempla il corpo di Gesù morto, solo all'altezza del volto, però, si scoprono i segni del telo del Volto Santo con l'immagine di Gesù risorto"; ciò sarebbe spiegabile per la proiezione, mediante un'irradiazione di luce, del volto di Cristo. Dunque il velo di bisso della reliquia di Manoppello, durante la sepoltura di Gesù, sarebbe stato posto sopra il volto e poi ricoperto dalla S. Sindone. La dimostrazione scientifica della ricerca è osservabile a pag. 8 del Blog apribile in fondo a questa pagina, in "Le pieghe del Volto Santo rintracciabili nell'immagine sindonica" (cliccare con il mouse sopra il montaggio delle figure che troverete, per poterle così vedere ingrandite e capire bene la comparazione S.Sindone-Volto Santo).


Clicca sull'icona qui a fianco per meditare il Vangelo di oggi Preghiera al Volto Santo

Chi sono

Utente: Ateseo
Nome: Antonio Teseo
Sono esperto in grafica informatica e da un bel pò di tempo mi sono occupato dello studio della Sacra Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello. Il computer, che è uno strumento scientifico, mi ha permesso di scoprire che le immagini delle reliquie in oggetto riguardano la medesima persona, e cioè il Cristo. Quindi usare ancora l'espressione "uomo della Sindone" per indicare l'immagine sindonica, è da ritenersi ormai obsoleta.

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lunedì, 30 marzo 2009

Contemplare il Volto Santo e la S. Sindone non significa idolatria

Meditazione quaresimale: l'importanza per la Santa Chiesa della contemplazione del Volto di Cristo


La contemplazione della figura del Volto di Cristo, da non confondere con l'idolatria, ci permette di isolarci dal materialismo di questo mondo e quindi di elevare il nostro cuore e il nostro spirito alla trascendenza (Antonio Teseo).

http://www.incontraregesu.it/meditazioni/sacerdotale.htm


La preghiera sacerdotale di Gesù.
La preghiera che Gesù ha rivolto al Padre mentre si trovava nell'orto del Getsemani , riportata nel capitolo diciassettesimo del Vangelo di San Giovanni, esprime tutto il suo amore per la sua chiesa nascente (gli "uomini che tu mi 'hai dati dal mondo"). Gesù rivela la premura per i suoi discepoli nelle parole contenute nel versetto 9: "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi 'hai dato, perché sono tuoi" e, conoscendo le prove alle quali gli stessi sarebbero stati sottoposti in seguito, aggiunse: "Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi" (vers. 11). Gesù sapeva che l'uomo, pellegrino in questo mondo, è soggetto al continuo bersaglio dei colpi di un nemico che vuole impedirgli la salvezza che otterrà al raggiungimento della patria celeste ove è diretto. Per questo Gesù, desiderando che l'uomo compia interamente ed integralmente il cammino verso la salvezza, rivolto al Padre, dice: "Io non ti prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno". Consapevole della rinuncia al mondo dei suoi discepoli, Gesù prega ancora così il Padre: "Santificali nella verità: la tua parola è verità" (vers. 17). La preghiera di Gesù è eterna come Egli è eterno. La sua intercessione è valida anche oggi, domani e sempre, fino al completamento della Sua Chiesa, infatti Egli disse: "Io non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola" (vers. 20). Infine Gesù espone lo scopo finale della sua preghiera dicendo ancora: "...che siano tutti uno". Ma questa "unità" nello Spirito Santo, nell'Amore con la A maiuscola (per intendere con questo l'Amore di Dio), voluta da Gesù, non si limita alle persone dei suoi discepoli, ma comprende anche le persone del Padre e di se stesso. Per questo dice, di seguito nel versetto 21: "…che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch'essi siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato". Per tale fine, per questa unione perfetta con la Trinità, nella Verità, Gesù concesse la gloria avuta dal Padre anche ai suoi discepoli i quali, infatti, poterono operare gloriosamente nel suo nome segni, prodigi e miracoli, rivelandosi al mondo come "eletti ed amati da Dio" (vedi Romani 1:7; 1° Tessalonicesi 1:4; Colossesi 3:12). "E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro, e tu in me; acciocché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me" (vers.22-23). Senza "questa unità" ogni evangelizzazione sarà vana, il mondo non potrà credere! Ma l'unione perfetta voluta da Gesù doveva essere anche indissolubile per l'eternità. Egli dice ancora infatti: "Padre, io voglio che dove sono io, siano meco anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché tu mi hai amato avanti la fondazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato; ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in loro, ed io in loro" (vers.24-26). Ora, considerando questa santa e sublime volontà di Gesù Cristo, nostro Signore, e tutti quelli che viviamo la fede (così come riassunta nel credo di Nicea e successive modifiche, promulgato a Calcedonia nell'anno 451 ) dovremmo chiederci: 1. Siamo "così" uniti o viviamo arroccati in "religioni" diverse? 2. Quali passi abbiamo fatto verso i fratelli che vivono un cristianesimo che presenta diversità di opinioni dalla nostra? 3. Ci siamo riuniti sotto la guida dello Spirito Santo per un sano ed onesto confronto al fine di correggere chi, in buona fede, vive ed opera secondo credenze che non hanno fondamento scritturale? 4. Siamo disposti a mettere in discussione noi stessi, le nostre convinzioni e la nostra sapienza, per accettare unicamente quella Verità che procede da Dio? (abbiamo letto: "Santificali nella Verità, la Tua Parola è Verità", Giov. 17:17). 5. Perché diciamo al Padre nostro "venga il Tuo regno" se poi vogliamo regnare noi nel nostro cuore? 6. Apparteniamo ad una denominazione religiosa o a Cristo? 7. Siamo solo "religiosi" o cristiani? 8. Ed infine, siamo veramente cristiani? - Perché, se è così, possiamo verificarlo; la Parola dice per questo: "Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco, sono diventate nuove" (2° Corinzi 5:17); se siamo veri cristiani, la nostra vecchia vita deve oggi essere diversa; è così per noi? 9. In cosa identifichiamo la Chiesa di Cristo, in un'organizzazione che si dice tale o in quella "universale", che solo Egli rivelerà nel giorno del radunamento dei santi? 10. Da quale segno ci riconosceranno come discepoli di Cristo, da un abito, da una etichetta religiosa? È vero, un segno di distinzione esiste ed è stato lo stesso Maestro ad indicarcelo. Egli disse: "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13:35); e, come sappiamo, l'Amore non divide, ma unisce. Antonio Strigari


La scienza al servizio dell'umanità
di Antonio Teseo

Quando si parla della Sacra Sindone, uno dovrebbe porsi una domanda:
“Se questa figura effettivamente riguarda il cadavere di Gesù di Nazaret, come mai il Salvatore non ci ha lasciato anche un segno riguardante la Sua resurrezione?”
E la risposta, allora, ci arriva direttamente dall’immagine del Volto Santo di Manoppello ( Volto sfigurato e trasfigurato di Cristo ) la quale si è misteriosamente impressa come volto sindonico.  Dalla sovrapposizione computerizzata in scala 1:1 di due foto relative alla reliquia  di Manoppello e quella di Torino si evince che esse sono la stessa cosa.
“Ma come si sarebbe verificato questo miracolo?” ( nel Volto della S. Sindone sono anche rintracciabili bande, giunture  e pieghe "queste ultime contraddistinte da punti d’incrocio" del bisso del Volto Santo di Manoppello ).
Perché la sepoltura giudaica prevedeva che il volto del morto fosse coperto da un sudario esilissimo di bisso che in definitiva era un velo ( anche l’apostolo Giovanni ce ne parla ) come segno d’umiltà dell’uomo verso Dio; nessuno era considerato degno di poterLo contemplare faccia a faccia nell’aldilà.
Quindi il velo e tutto il corpo del cadavere veniva poi ricoperto da una lunga sindone ( assieme agli aromi ) la cui metà passava per la testa.
Nel terzo giorno dalla morte di Gesù, allora, la luce del Volto del Risorto avrebbe filtrato il sudario e vi avrebbe impresso l’immagine diapositiva e olografica come osserviamo nel Volto Santo di Manoppello ( figura acheropita e quindi inspiegabile dalla scienza ). Il riflesso che si era prodotto sul bisso quando esso fu filtrato dalla luce divina andò a proiettarsi e a stamparsi sulla S. Sindone insieme alla figura del Santo Volto formata dal sangue di Cristo, che però subì un processo chimico di ossidazione e disidratazione.

Alcuni studiosi vorrebbero che fosse il Sudario di Oviedo e non il Volto Santo di Manoppello il pezzo di stoffa menzionato dall’apostolo Giovanni nel suo Vangelo. Ma non è così, perché la reliquia spagnola, essendo macchiata di sangue, servì semmai  ad asciugare e a coprire il volto cadaverico di Gesù calato dalla croce.  La legge giudaica considerava il condannato a morte uno scandalo e pertanto il suo volto non poteva essere visto e neppure una sua sola goccia di sangue poteva essere assorbita dal suolo. Appena stava per arrivare il giorno del Shabbat  ( sabato ) giorno sacro agli ebrei e che iniziava  dopo  il  tramonto del sole,  per la legge giudaica coloro che  erano morti in croce potevano rimanere  esposti solo per qualche ora.  I cadaveri allora venivano calati e gettati nelle fosse comuni con il volto coperto proprio da un sudario come quello di Oviedo insieme ai legni della croce. Ma come leggiamo nel Vangelo di Giovanni, Gesù ricevette una sepoltura giudaica per l'interessamento di Giuseppe d'Arimatea che chiese di nascosto, per paura dei giudei, il corpo a Pilato; quindi il Sudario di Oviedo non  ha nulla a che fare con il sudario pulito di bisso  che invece venne posto sul Volto di Gesù ( vedere le informazioni dettagliate fornite dal Talmud ) durante l'imbalsamazione con olii ed unguenti profumati ( gli aromi venivano spalmati sulla lunga sindone e poi il lino, come abbiamo già detto, veniva fatto passare per la sua metà sopra la testa di Gesù per coprire tutto il corpo ).  Alcuni ricercatori vorrebbero far credere che a Gesù fu messo una mentoniera per mantenere chiusa la bocca.  Ma evidentemente essi non tengono conto che, suppure al Salvatore venne riservato una degna sepoltura, Egli era stato comunque condannato a morte e  considerato  dai giudei una maledizione di Dio. E pertanto ogni gesto che supponeva un contatto materiale con il cadavere era considerato impuro dalla legge.

Sudario di OviedoSudario di Oviedo:

devo confessare che fino ad ora non mi sono  tanto occupato di questo sudario che bennissimo era potuto servire per asciugare il sangue del volto di Gesù calato dalla croce  e allo stesso  tempo  usato per avvolgere la testa come un cappuccio;  forse venne legato sotto con un laccio al collo di nostro Signore per  impedire al sangue di colare sulla pelle e cadere al suolo. La densità di sangue che vediamo appena sotto la metà del telo, fa pensare ad una pressione appunto per non far scivolare giù il liquido ematico; il fatto poi che questa densità si mostri riflessa anche nell'altra parte del telo, fa supporre che il lino ad un certo punto fu piegato a metà.

Se dunque questo sudario  era una reliquia di Gesù, esso allora venne quasi certamente sfilato da sopra la testa e contemporaneamente il sudario di bisso di Manoppello fu posto sopra il volto ( senza che questo fosse visto ) con le pieghe probabilmente aggrinzite. C'è in ogni modo da sottolineare che sia il sudario di Oviedo, sia il  velo di Manoppello, sia il telo della S.Sindone di Torino, visti al microscopico elettronico, presentano una torcitura oraria delle fibrille dei fili, il che fa pensare ad una loro antica provenienza dall'area siro-palestinese.

ingrandimento trama Volto SantoTelo del Volto Santo di Manoppello visto in un ingrandimento: assenza di colore negli spazi tra filo e filo (  qua e là si vedono solo alcuni nodini della trama e a destra una piccolissima impurità dovuta alla stampa della foto ) . I fili del velo sono di dimensione media pari a 120 micromètri, tuttavia questi possono variare anche più del 50% da zona a zona. La tessitura è fittissima, irregolare, rudimentale, e come abbiamo già accennato  sopra, la torcitura delle fibrille del filo è oraria, cioè corrispondente ad un'antica usanza di tessere che si esercitava nell'area siro-palestinese. La trama è disposta ortogonalmente all'ordito; lungo la direzione orizzontale si possono contare da 25 a 29 fili per ogni centimetro di tessuto. L'interasse dei fili è mediamente di 370 micromètri e quindi ogni spazio vuoto tra filo a filo va da 150 a 350 micromètri. E' da immaginarsi che 1 micromètro è pari a 10–6 m ( un milionesimo di metro, e cioè un millesimo di millimetro ) e che dunque in una variazione che va da 150 a 350 micromètri ( spazio vuoto tra filo e filo  la cui misura  in larghezza corrisponde a due o tre capelli messi insieme )  non si riesce a rintracciare neppure un pigmento di colore. 


Sindone di Torino e Volto Santo di Manoppello: la luce del Risorto


Dal video che possiamo vedere qui sotto si può comprendere come il  riflesso della luce del Volto del Risorto si fosse impresso sulla Sacra Sindone di Torino:  erano state essenzialmente le pieghe rialzate del bisso della reliquia di Manoppello che copriva  il volto di Gesù e che passavano lateralmente per gli zigomi ad  averlo prodotto in questa maniera.
Prima di illustrarvi le figure sottostanti,  voglio di nuovo ribadire che l'immagine del Volto Santo di Manoppello è olografica e perfettamente diapositiva (caso unico al mondo dove non esiste né un dritto e né un rovescio). Queste due peculiarità ci testimoniano dunque che essa è acheropita (non realizzata da mani umane).
Dall'immagine del Santo Volto illuminato da dietro che vediamo appena sotto,  possiamo osservare indicato dalle freccette come la ferita dello zigomo sinistro di Gesù sia insanguinata, e come una sua definizione si trovi nell'immagine sindonica perché non nascosta dal riflesso impresso della luce (vedere la terza immagine a destra): questa va a coincidere esattamente con la parte bassa della lesione (fig.2, sovrapposizione S. Sindone - Volto Santo); ferita_zigomo dalla figura del Santo Volto illuminata frontalmente (vedere l'ultima immagine pubblicata in questo post), non vediamo più  la ferita
ferita_zigomo_in_sovrapposizione

completamente coperta da sangue fresco,  ma la vediamo con un buco  perché essa fu scarnificata quasi certamente dagli aguzzini che flagellarono il Salvatore. E' quindi lo Spirito Santo a rivelarci della Passione e Resurrezione di Gesù.ferita_zigomo2
lunedì, 16 marzo 2009

SINDONE DI TORINO E VOLTO SANTO DI MANOPPELLO: PASSIONE, MORTE E RESURREZIONE DI GESU' CRISTO


 


La flagellazione

 

 

Marco,15,15:

Pilato, perciò, volendo dare soddisfazione alla folla, rilasciò loro Barabba e consegnò Gesù perché, dopo averlo flagellato, fosse crocifisso.

 

Dopo che Gesù è condannato alla crocifissione, viene denudato nel pretorio, legato ad un palo di circa ottanta centimetri e flagellato atrocemente da due aguzzini: essi sono posti ai lati e usano per il supplizio il così chiamato “flagrum” formato da un manico in legno al quale sono fissate delle strisce di cuoio di diversa lunghezza e che hanno, ognuna alla propria estremità, due piccole sfere di piombo legate; appena il primo aguzzino colpisce violentemente  o la schiena,  o i fianchi, oppure  le gambe, subito risponde l’altro e viceversa ; se i primi colpi feriscono solo la pelle, gli altri man mano lacerano la carne.

Il corpo di Gesù è ora ridotto in una massa gonfia, informe, insanguinata (per la legge dei giudei la flagellazione prevedeva al massimo 40 frustate, ma trattandosi di una condanna romana le frustate non avevano limitazioni) e perciò a Gesù sono state inferte circa 120 frustate: è questo il numero delle lesioni rintracciate sui lineamenti del corpo sindonico.

Sabana Santa de Turin

www.aciprensa.com/sudario/dictamen.htm

 

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Sindon.info  "La pagina dedicada al hombre de la Sabana de Turin"

www.sindon.info/ES/autopsia.htm

 

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La corona di spine

 

Matteo; 27,28-29:

 

Toltegli le vesti, gli gettarono addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, la posero sulla sua testa con una canna nella destra.

 

Le insegne dei re comprendevano un manto purpureo, lo scettro e una corona di foglie dorate.

I soldati, allora, per schernire Gesù che si è proclamato re dell’altro mondo, lo adornano con un manto scarlatto (“il sagum” che è il mantello romano), intrecciano una corona di spine con un arbusto spinoso comune in Giudea “il Zizyphus spina Christi  e gli fanno prendere con la mano destra una canna come scettro.

Anche se un particolare non è narrato nei Vangeli, al Signore tagliano pure i baffi per deriderlo facendogli rimanere solo alcuni peli ai lati della bocca; gli aguzzini presumibilmente gli dissero che un vero re non portava i baffi.

Alone sopra il labbro, con il bordicino di coagulo

L'alone di sangue localizzabile a sinistra, sopra il labbro superiore in coincidenza sia dell' immagine sindonica che di quella del Volto Santo, provano inconfutabilmente che Gesù non aveva baffi folti; ovverosia, li aveva avuti prima della cattura, ma poi gli erano stati tagliati. La linea orizzontale di sangue che è un taglio, visibile dalla sovrapposizione Sindone-Volto Santo al lato della bocca a destra, corroborano questa tesi (vedere la figura qui sotto).

 

Sindone e Volto Santo: la congruità è al 100%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ziziphus

http://en.wikipedia.org/wiki/Ziziphus                 

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Kark i gorna czesc plecow http://it.wrs.yahoo.com/_ylt=AiXKRWgWocseeAlf

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www.calun.org/strony/przewodnik/strony/lekarz/4.

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Alcune importanti notizie pervenuteci dai Santi

 

Nel V secolo, San Vincenzo di Lérins scrisse:

« A Gesù posero sul capo una corona di spine; essa era, in realtà, in forma di pileus, cosicché da ogni lato ricopriva e toccava il suo capo ».

Il pileus era una specie di cuffia romana di peltro che serviva per il lavoro; quindi i rami spinosi erano stati intrecciati a forma di casco, legati da un laccio.

 

Secondo San Clemente Alessandrino (150-215),  gli antichi cristiani, per riverenza alla S.S. Corona di spine del Signore, detestavano vedere sul  capo dei pagani la corona di fiori che portavano le così chiamate  "persone gentili".

San Beda (672-735), scrisse che i primi ecclesiastici della Chiesa portavano i capelli intrecciati a forma di corona perché questa usanza fu loro tramandata dagli apostoli.

 

 

 

Le percosse

 

Matteo; 27, 29-30:

Inginocchiandosi davanti a lui, lo percuotevano dicendo:”Salve, re dei Giudei!”. E sputando su di lui, prendevano la canna e lo colpivano sulla testa.

Isaia; 50, 6:

Presentai il mio dorso ai persecutori, le mie guance a quelli che mi strappavano la barba.

 

I soldati non hanno nessuna pietà per Gesù. Anzi, lo percuotono a tal punto da rendergli la faccia completamente sfigurata:

gli tirano pugni agli occhi, alla bocca, e schiaffi sulle guance; con una canna colpiscono forte la testa; sia lo zigomo che la guancia destra sono completamente enfiati e il lato piramidale destro del setto nasale presenta una lesione da cui esce molto sangue; violentemente gli strappano anche la barba; dai suoi occhi ora escono lacrime miste a sangue per le ferite riportate nei fori lacrimali.

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Sovrapposizione S. Sindone-Volto Santo.

Dall'alto in basso a sinistra:

freccetta verdina, ferita causata da una canna;

appena sotto, la freccetta blu indica il gonfiore causato dalla percossa;

freccetta rossa, ferita sotto la palpebra;

freccetta marrone, ferita al lato piramidale del naso; 

freccetta verde, ferita per la barba tirata violentemente e poi strappata.

Dall'alto in basso a destra:

la freccetta nera, indica la ferita sotto l'arcata sopracciliare causata da un forte pugno all'occhio;

freccetta gialla, ferita del foro lacrimale;

freccetta rossa, colatura di lacrime miste a sangue;

freccetta verde, sangue uscito dalla bocca e che va ad imbrattare la mandibola enfiata, il mento e la barba.

 

La via dolorosa

Matteo, 27,31: Quando ebbero finito di beffeggiarlo, gli tolsero il manto e lo rivestirono delle sue vesti; quindi lo portarono via per crocifiggerlo.

 

Giovanni, 19,17: Egli, portando la croce da sé, uscì verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota.

 

Luca, 23,26-32: Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, gli misero addosso la croce da portare dietro Gesù.

 

Dopo che il Signore è stato flagellato, malmenato e schernito in presenza della coorte, gli tolgono il "sagum" di color rosso porpora dalle spalle, la corona di spine dalla testa, e la canna, con cui lo hanno percosso, dalla mano; lo rivestono dunque con la veste bianca che Erode gli aveva messo addosso per schernirlo, e lo portano via per crocifiggerlo.

I tre evangelisti sinottici, Marco, Matteo e Luca, ci parlano sinteticamente della via crucis di Gesù allo stesso modo di come faranno poi per raccontare della sua sepoltura. Giovanni, invece, che è il testimone oculare sia degli avvenimenti che accadono lungo la via dolorosa, sia di quelli che accadranno dentro al sepolcro, ci riferisce che per la crocifissione romana il condannato porta con sé lo strumento della morte, cioè “il patibulum” che è una trave trasportata a spalle, avente al centro un largo incavo che serve per essere incastrato sulla parte alta di un  palo, alto circa 180 cm, chiamato “stipes crucis”.

Gesù non ce la fa più a portare il patibolo, è sfinito, cade diverse volte;  i soldati, allora, incaricano un certo Simone di Cirene a portare il pesante legno fino al luogo della crocifissione, detto Cranio.

Segni d’amore= LaSindone

http://www.angelibuoni.it/

guida/sindone2520II_file/image003.

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I segni lasciati dal "patibulum" sulle scapole

 

 

http://www.homolaicus.com/

nt/vangeli/sindone/crocifis.htm 

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Ecco come doveva apparire il "patibulum" sulle spalle di Gesù

 

 

 

 

 

LA CROCIFISSIONE NEGLI SPETTACOLI  LATINI:
IL GRAFFITO DELLA TABERNA DI POZZUOLI

 http://www.infotdgeova.it/dottrine/pozzuoli.php

pozzuoli1[1]pozzuoli2[1]

 

 

Forse questo graffito del I secolo ci suggerisce che la croce romana fosse a forma di T, e che l’inchiodatura avvenisse ai polsi. Probabilmente la testa della persona era al di sopra rispetto alla parte alta della croce perché altrimenti una forte testata della nuca alla trave avrebbe procurato la perdita dei sensi del condannato che invece  doveva soffrire rimanendo sempre cosciente.

Al centro dello "stipes" i romani usavano sistemare con i chiodi  tipo un sedile  "sedecula" per far meglio sostenere il peso del corpo sulla croce. Quindi il "Titulum Crucis" veniva presumibilmente inchiodato al patibulum solo dopo che il condannato era quasi in fin di vita o addirittura morto. 

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Foto del Volto Santo di Manoppello illuminato da dietro: ferite, contusioni ed ematomi per le percosse subite dai carnefici e per le cadute nel trasportare il "patibulum".

 

 

 

 

La crocifissione

 

 

Matteo, 27,33-36: Giunti al luogo chiamato Golgota, che vuol dire luogo del cranio, gli diedero da bere vino misto a fiele. Gustatolo, non volle bere. Quando l’ebbero crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte e, seduti là, gli facevano la guardia.

 

 

Giovanni, 19, 19-22: Pilato aveva scritto anche un cartello e l’aveva posto sopra la croce. Vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questo cartello, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città ed era scritto in ebraico, in latino, in greco. I sacerdoti-capi dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non lasciare scritto: “Il re dei Giudei” ma scrivi: "Costui disse: sono il re dei Giudei”. Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto”.

 

Nel I secolo d.C, la condanna in croce era molto diffusa nell’impero romano. Lo storico Giuseppe Flavio (Gerusaleme, 37 circa – Roma, 100 circa) scrisse che addirittura mancava lo spazio per le croci e anche il legno per fabbricarle. In un passo delle Antichità giudaiche egli riportò anche queste notizie:

... quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. (Ant. XVIII, 63-64).

 

Nel luogo chiamato Golgota, Gesù viene spogliato delle sue vesti e della candida tunica che Erode gli aveva messo addosso prima di rimandarlo a Pilato: rimane solo con un panno attorno ai fianchi chiamato “subligaculum”; viene disteso a terra con il patibulum che gli è sotto le braccia stese e i carnefici, allora, usano due lunghi chiodi per conficcarglieli ai polsi nello spazio di Destrot; il corpo viene issato fino a che il largo incavo del patibulum non va ad incastrarsi alla parte alta e scartata ai lati dello stipes (da qui i detti in latino “patibulo suffixus” e “crudeliter in crucem erigitur”);  per ultimo, a Gesù gli accavallano il piede sinistro a quello destro inchiodandoli insieme.

Segni d'amore = La Sindone

http://www.angelibuoni.it/

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Ossa del polso e spazio di “Destot” con chiodo

La sindone di Torino - Scienza e Sindone

http://www.dicecca.net/sindone/scienza/anatomopatologia-1.htm

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La morte di Gesù

 Giovanni, 19,25-27:

Vicino alla croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria Maddalena. Gesù, dunque, vista la madre e presso di lei il discepolo che amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Quindi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo la prese in casa sua.

 

L’agonia in croce di Gesù dura meno di tre ore. Alle 15 circa, con il cuore che gli si sta ormai spaccando, egli esclama a gran voce: “Eloì, Eloì, lamà sabactanì “ che si traduce “ Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; poi per la sete chiede da bere e, pronunciando queste parole: “Tutto è compiuto”, muore.

Uno dei soldati che si trova sotto la croce, vedendo allora Gesù immobile, irrigidito e con il capo chinato, si accerta della sua morte trafiggendogli il cuore con una lancia: dalla ferita intercostale destra fuoriesce sangue post-mortem ed acqua.

Dopo ciò, Giuseppe d’Arimatea, che è discepolo del Salvatore, si reca da Pilato per ricevere l’autorizzazione a togliere il corpo dalla croce e quindi concedergli una degna sepoltura giudaica. Pilato acconsente. E Giuseppe, allora, calato Gesù dalla croce, prende un sudario di lino e  gli asciuga il  volto e la nuca dal sangue e lo ripiega conservandolo con sé (per la legge giudaica, nessuna goccia ematica di un condannato a morte poteva cadere ed essere assorbito dal suolo); poi gli pone sul capo un finissimo e prezioso bisso marino e, avvolto il corpo con una sindone assieme agli aromi e alle bende, lo depone in un sepolcro scavato nella roccia.

     http://www.homolaicus.com

/nt/vangeli/sindone/crocifis.htm

Ricostruzione per immagine della penetrazione della lancia che, attraverso il quinto spazio intercostale destro, arriva a colpire il cuore di Gesù.

costato[1] 

http://www.arcipreturataormina.org/SINDONE.htm

SINDONE 2

Sulla figura anteriore della Sindone si vede, dalla parte sinistra dell'immagine (dunque sul lato destro del cadavere), un'ampia colatura di sangue in corrispondenza di una breccia cutanea con le caratteristiche di ferita da punta e taglio.
La chiazza di sangue si estende in alto per almeno 6 cm di larghezza e discende dividendosi e ondeggiandosi per circa 15 cm di altezza. Tale ferita sarebbe riferibile al colpo di lancia del militare romano.
Si tratta di una ferita che ha discontinuato la parete toracica e questo giustifica l'abbondanza del sangue fuoruscito.
Il colpo è stato inferto a un cadavere, poichè i caratteri della colatura indicano l'avvenuta separazione della parte cellulare dalla componente seriosa. Il problema è quello di accertare la sede all'interno del torace in cui la raccolta ematica potè formarsi e separarsi nelle sue componenti. L'ipotesi più verosimile è che durante la Passione si sia verificato un emotorace, vale a dire il versamento di sangue nel cavo pleurico destro. Il colpo di lancia, determinata una ferita trapassante della parte toracica, non avrebbe fatto altro che liberare all'esterno il sangue sedimentatosi con la componente cellulare in basso a quella seriosa in alto, dopo il decesso.
SINDONE 8
Colatura di sangue trasversale causata da un secondo travaso di sangue fuoruscito dalla ferita da punta e taglio del costato.
Questo sangue si è raccolto prima sotto il gomito destro. Di qui, dividendosi in due rigagnoli, ha attraversato tutta la regione lombare verso il gomito sinistro, ove si è raccolto in altra ampia chiazza. Il percorso di questo sangue cadaverico mostra infatti i movimenti di lateralità impressi alla salma durante la preparazione per la sepoltura.
sindavvolge

Ricostruzione di come la Sindone fu fatta passare sopra la testa di Gegù, per poi essere avvolto con le bende. Prima di questo, però, sul viso fu posto un telo di bisso marino le cui tracce delle pieghe sono localizzabili nell'immagine della S. Sindone. 

Più indizi costituiscono la provahttp://www.donatocalabrese.it/jesus/risorto.htmtomba ebraica primo secolo

 Tomba ebraica risalente al I secolo d.C.

 

 

La risurrezione di Gesù

Giovanni, 20,1-9:

Il primo giorno della settimana Maria Maddalena si recò di buon mattino al sepolcro, mentre era ancora buio, e vide la pietra rimossa dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: "Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l'abbiano posto". Partì dunque Pietro e anche l'altro discepolo e si avviarono verso il sepolcro. Correvano ambedue insieme, ma l'altro discepolo precedette Pietro nella corsa e arrivò primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende che giacevano distese; tuttavia non entrò. Arrivò poi anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro; vide le bende che giacevano distese e il sudario che era sopra il capo; esso non stava assieme alle bende, ma a parte, ripiegato in un angolo. Allora entrò anche l'altro discepolo che era arrivato per primo al sepolcro, vide e credette. Non avevano infatti ancora capito la Srittura: che egli doveva risuscitare dai morti.

Isaia,52, 14-15:

Come molti si stupirono di lui - talmente sfigurato era il suo aspetto al di là di quello di un uomo,

Le pieghe del telo del Volto Santo rintracciabili nell

 e la sua figura al di là di quella dei figli dell'uomo, - così molte nazioni resteranno attonite, i re chiuderanno la bocca al suo riguardo, perché vedranno ciò che non era stato loro narrato, e comprenderanno ciò che non avevano udito.

CONTEMPLAZIONE

 


venerdì, 06 marzo 2009

Purificazione quaresimale in preparazione alla Santa Pasqua


Carissimi lettori,

In questi giorni di quaresima purifichiamo il nostro cuore e il nostro spirito contemplando il  Volto di Cristo.

La mattina, appena alzati, rivolgiamo la nostra preghiera al Padre, a  Gesù, alla Madonna, al papa e a tutta la Santa Chiesa recitando un "Padre Nostro",  tre "Gloria al Padre", un “Ave Maria" e inoltre diciamo una preghiera personale al Signore con parole semplici.

Ricordiamoci sempre di invocare Maria Santissima affinché ci doni la Sua Grazia, la Sua Dolcezza e la Sua Umiltà. Queste virtù costituiscono la base dell'educazione spirituale; educazione spirituale, che dunque dobbiamo trasmettere al prossimo con grande amore.

Ogni giorno leggiamo la pagina odierna del Vangelo che è Parola della Sapienza di Dio e che ci dona pace interiore, sapienza, equilibrio e discernimento.

Accompagnamo la nostra giornata con la preghiera mentale per entrare mai in tentazione e facciamo sempre la volontà del Signore con le opere buone.

Ogni venerdì di quaresima osserviamo la penitenza del digiuno come segno di purificazione e quindi d'infinito amore per il Signore.

Se abbiamo commesso qualche peccato osserviamo il sacramento della confessione (facendo fermo proposito di non peccare più) così da poter  ricevere con cuore puro ed anima pura nel giorno dedicato al Signore il Suo Corpo Mistico.

Quando la domenica entriamo in Chiesa per assistere alla Celebrazione Eucaristica, ricordiamoci sempre di inginocchiarci a contemplare il S.S. Sacramento che si trova dentro il Tabernacolo, pregando Gesù con parole semplici e proprie. Non distraiamoci mai durante la Santa Messa perché dobbiamo entrare in una perfetta meditazione mistica.

Durante l'offertorio doniamo volentieri qualche soldo, perché con la raccolta di tutti si riesce a mantenere sempre bella ed accogliente la Santa Casa di Dio, si aiuta la parrocchia e si finanzia anche le missioni di religiosi e laici.

Quando  è ora di pranzo o di cena, alziamoci in piedi e ringraziamo il Signore del cibo e dell'acqua che ci sta donando e invochiamo la Sua intercessione presso tutti gli uomini di buona volontà affinché si adoperino per dare aiuto a tutte quelle persone che soffrono la fame e la sete. 

Nelle ore pomeridiane offriamo di nuovo al Signore la nostra preghiera per i poveri, per gli ammalati,  per i carcerati,  per le persone anziane, per i diversamente abili, per gli emarginati e per tutte quelle persone che, non avendo voluto mai ascoltare la Parola di Dio, si trovano adesso a trascorrere una vita inquieta e difficile.

La sera, prima di andare a letto, ringraziamo il Signore per averci assistito durante tutta la giornata.