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La scienza non è in grado di dimostrare come si sia formata l’immagine della Sacra Sindone. E allora diversi studiosi hanno provato a dare delle spiegazioni personali sulla sua identità e sulla sua natura architettando teorie che non sono dimostrabili scientificamente. Ad esempio cerco di far comprendere i motivi per cui la S. Sindone non può essere la raffigurazione di un templare giustiziato alla stessa maniera di Gesù, né un autoritratto del volto indefinito di Leonardo da Vinci, né il risultato di un’artefazione con un basso rilievo riscaldato.
Come ho dimostrato con i miei studi eseguiti al computer e pubblicati nei Blog (sindonesantovolto.splinder.com e osservazione.blogspot.com), il volto sindonico e il Volto Santo di Manoppello sono esattamente sovrapponibili perché il Signore avrebbe voluto impressionare con la sua luce e con il suo sangue, sulla figura della S. Sindone, non il suo volto cadaverico, attinente al restante corpo e coperto da un sudario che si trovava sotto il telo sindonico dopo la sepoltura “Gv, 20,7”, ma il suo volto Vivo, Sfigurato e Risorto, che si era impresso miracolosamente proprio sul sudario, dalla misura di un asciugamano, nel giorno della Santa Pasqua (Volto Santo di Manoppello). Dunque è bene ripetere ancora una volta che il volto della S. Sindone non è altro che l’immagine indefinita, sfigurata dalla Passione ma anche Gloriosa, del Sacro Volto che si trova in Abruzzo.

Ora, nell’antichità, come già ho avuto modo di esporre in più di una pubblicazione nei miei Blog, era molto celebre una reliquia chiamata Sacro Mandylion di Edessa e denominata anche l’Acheiropoiétos (acheropita) perché ritenuta di Cristo, non realizzata da mani umane. Dall’iconografia antica, si comprende chiaramente che fosse della dimensione di un asciugamano, quindi contrariamente a ciò che asseriscono alcuni sindonologi, non poteva assolutamente trattarsi della reliquia che si trova oggi a Torino perché questo telo è lungo più di quattro metri. Però, poiché sappiamo dal manoscritto del Codice Ottoboniano latino 169 (fine XII secolo) conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, che l’imperatore romano d’Oriente conservava nei palazzi imperiali tre teli ritenuti di Cristo: l’asciugamano del Sacro Mandylion di Edessa (che in realtà era una copia dell’originale che si trovava a Roma sotto protezione del papa già tra il 705 e il 707 ma considerata ugualmente della stessa sostanza dell’originale perché da esso attinto); un panno sepolcrale che servì per asciugare il sangue delle ferite del volto cadaverico di Gesù (forse il Sudario di Oviedo); e la sindone sepolcrale, che servì per avvolgere il corpo del Salvatore durante la sua sepoltura. Dunque è facile ipotizzare che, se quest’ultima reliquia fosse effettivamente la S. Sindone di Torino, il suo volto doveva essere relazionabile all’immagine del Sacro Mandylion. A dire il vero, non esistono fonti scritte che ci descrivono le fattezze dei lineamenti del Volto impresse su questa reliquia, ma da un’eccezionale raffigurazione iconografica voluta dall’imperatore Michele III (n.840-m.867) sembrerebbe proprio di sì. Egli fece coniare sulla moneta d’oro più importante che circolava nell’impero il vero Volto di Cristo del Sacro Mandylion con dei particolari che, come ho dimostrato con i miei studi, sono identificabili per sei punti con il Volto Santo di Manoppello. Da queste premesse allora si può sentenziare che: siccome il volto della S. Sindone è perfettamente sovrapponibile al Sacro Mandylion di Edessa (Volto Santo di Manoppello) esso non può essere né l’immagine di un templare, né un autoritratto del volto indefinito di Leonardo da Vinci.

Icona di Cristo Pantokrator impressa sulla moneta d'oro del Solidus ( IX secolo), e Volto Santo:
da una attenta comparazione, possiamo comprendere come le due immagini siano entrambe contraddistinte: 1) dalle guance del volto asimmetriche; 2) dai capelli del lato di sinistra che sono disposti a forma semicircolare perché adattati al gonfiore della guancia destra di Cristo Gesù; 3) dal ciuffo dei capelli sulla fronte; 4) dalla ferita causata con una canna dagli aguzzini che flagellarono Gesù; 5) dai capelli del lato destro aggrovigliati che dopo un intreccio cadono dritti; 6) dalla bocca semiaperta.
Sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello sul negativo del Volto della Santa Sindone di Torino.

Elaborazione tridimensionale della sovrapposizione Volto Santo di Manoppello - Santa Sindone di Torino: da quest'altro mio lavoro, si può comprendere bene come il setto nasale di Gesù fosse deviato ma non fratturato; la ferita sul naso, infatti, risulta essere prospettica sul lato piramidale. Osservando attentamente le due immaginini in 3D, è anche riscontrabile un forte gonfiore alla mandibola (lato destro per chi guarda).
Per parlare poi della teoria di chi è convinto che la figura di Torino sia stata realizzata con un basso rilievo riscaldato, bisogna sapere che il risultato di un’immagine ricavata con questo procedimento presenta dei distacchi netti perché è simile ad una stampa realizzata con cliché. Sulla Sindone, invece, è presente oltre che all’immagine con una più o meno densità di sangue, anche un riflesso di luce impresso con una più o meno intensità definita sul lino da chiarore: sono questi i due motivi per cui nella figura ematica è presente anche dello sfumato.
A sinistra, ho indicato la mancanza di un distacco netto della figura sul telo, prova questa inconfutabile che la Sindone non può essere il risultato di un'artefazione con un basso rilievo riscaldato; a destra, ho indicato invece lo sfumato prodotto dall'intensità del riflesso di luce impressionatasi sull'immagine ematica: altra prova evidente che la Sacra Sindone non è stata prodotta con un basso rilievo riscaldato.
Il sovrano di Osroene, Abgar, regge il S. Mandylion dalle dimensioni di un asciugamano: icona del X secolo.
Nel corso della storia, tante furono le tradizioni orali, o leggende, sul Sacro Mandylion. Già nella metà del IV secolo, Niceforo Calistas, scriveva che questa mirabile figura impressa sul sudario fu mandata dallo stesso Gesù al re Abgar, principe di Osroene. Nel VII secolo, Evagrio, nella Storia Ecclesiastica (Patologia Greca 86,2,2748) scriveva che il re di Edessa Abgar V Ukkama era lebbroso. Allora mandò il suo archivista Hannan a cercare Gesù e farlo arrivare da lui per guarirlo.
Poiché Gesù non poteva venire, Hannan cercò di fare il suo ritratto su un pezzo di stoffa credendo che il re sarebbe guarito ugualmente vedendone solo l' immagine, ma non gli fu possibile "a causa della gloria indicibile del suo volto che cambiava nella grazia". Allora Cristo, mosso dalla compassione, prese lui stesso un asciugamano, o sudario, si asciugò il volto e così mandò al sovrano la reliquia con impresso la sua mirabile figura per mezzo dell' apostolo Taddeo. Quando Abgar ebbe visto quel Volto sul Mandylion, guarì, e si convertì (alcuni esimi studiosi, ritengono che in ogni leggenda ci sia un po' di verità; se dunque trasferiamo ciò che abbiamo letto all'immagine del Volto Santo, c'è da dire che effettivamente questa figura è praticamente impossibile per qualunque pittore copiarla, perché la grazia misericordiosa dell'espressione del Volto del Signore impressa sull'Icona Santa è naturale e l'aspetto del Redentore cambia con la variabilità dell'incidenza della luce che lo illumina; e chissà, forse fu proprio l'apostolo Taddeo a trasferire il Sacro Mandylion da Gerusalemme ad Edessa, antica città della Turchia).
Da un'orazione di Gregorio, Arcidiacono e Referendario della Chiesa di Costantinopoli, Santa Sofia (codice Vat. Gr.511 fogli 143-150v, X secolo), si legge invece che l'immagine del Sacro Mandylion sarebbe stato impresso da Gesù su un sudario nel momento della sua agonia al Getsèmani: “Lo splendore... è stato impresso dalle sole gocce di sudore dell’agonia, sgorgate dal volto che è origine di vita, stillate giù come gocce di sangue, e dal dito di Dio..." (sempre considerando che in ogni tradizione tramandata ci sia un po' di verità, il Volto Santo di Manoppello oltre ad essere l'immagine di Gesù Risorto è anche quella che reca in sé i segni della Passione, perché così come Lo contempliamo oggi qui sulla terra, un giorno, riconoscendoLo, Lo contempleremo dal Vivo, faccia a faccia. E' tuttavia molto interessante riscontrare sempre nell'orazione dell'Arcidiacono Gregorio, come egli abbia voluto parlare con un rimando anche di un'altra immagine santa: "Ambedue sono piene di insegnamenti: sangue e acqua là (Sindone di Torino), sudore e immagine qui (icona attinta dal Sacro Mandylion "Volto Santo di Manoppello" e perciò anch'essa acheropita). Quale somiglianza dei fatti! Queste provengono dall'Uno e dal Medesimo".
Quando il Sacro Mandylion era noto a Roma con il nome di Veronica (Vera Effigies Christi), un'altra leggenda voleva invece che fosse stata l'emorroissa Veronica ad asciugare il volto a Gesù durante la sua Passione con un velo sul quale poi s'impresse l'immagine del Salvatore (il velo esilissimo di bisso marino presuppone una trasparenza, e perciò anche questo particolare è riscontrabile nel Volto Santo).

A sinistra, Santa Veronica con il velo trasparente: Maestro di Flémalle, Robert Campin, (museo di Francoforte, opera del 1430); a destra, il sudario della Vera Effigies Christi, in Manoppello, visto in trasparenza.
Nell'anno 944, sotto l'imperatore d'Oriente, Romano I Lecapeno, il generale Giovanni Curcuas, nella campagna di Anatolia contro i Persiani, ottiene a Edessa il S. Mandylion
che viene trasportato trionfalmente dai suoi soldati a Costantinopoli in cambio di 200 prigionieri saraceni.
In questa icona del codice Skylitzes (tardo XI secolo e conservato nel museo di Madrid) vediamo il Patriarca di Costantinopoli che mostra all'imperatore la sindone seplolcrale lunga quanto la reliquia di Torino, che il sovrano si è avvolto lungo il corpo, e la copia del S. Mandylion contemplata dall'imperatore, che l'artista raffigura con la frangia di un asciugamano per farne comprendere la ridotta dimensione.
Raffigurazione attinta dalla Veronica: durante i restauri eseguiti negli anni sessanta nella chiesa di Santa Maddalena a Roncio (Bolzano) è ritornata alla luce un'opera della bottega del Secondo Maestro di San Giovanni in Villa risalente intorno al 1375. Il Volto della Vera Icona, ripresa quindi dal Volto Santo di Manoppello, mostra l'immagine di Gesù senza i baffi folti, con il ciuffo sulla fronte, e probabilmente con la bocca leggermente aperta. Dalla "Relatione Historica" scritta nel 1640 da P. Donato da Bomba sulla presenza del Volto Santo a Manoppello, sappiamo che originariamente la reliquia misurava 4 palmi x 4, cioè circa 105 x 105 cm. come raffigurata nelle dimenzioni in questa opera; ma poi fu ridotta alla misura di 17 x 24 cm. e posta tra i due vetri dell'ostensorio, perché il telo era stato mal conservato e quindi era ridotto a brandelli fuorché nell'immagine.
Signore,
Non siamo degni di contemplare la tua misericordia, perché con i nostri peccati ti abbiamo sfigurato la faccia; abbi pietà di noi! Vogliamo asciugare il sangue delle tue ferite sul nostro volto e su quello di ogni nostro fratello, perché tutti portiamo la tua croce. Amen.
La foto del Volto Santo mi è stata gentilmemte offerta e autorizzata a pubblicare dalla signora Schuhmann Hildegard (Germania) anche lei studiosa del Volto Santo di Manoppello.
Foto pubblicata da Ateseo

Signore Cristo Gesù,
Irradia il mondo con la luce della tua gloria. Fa che Maria, con le sue preghiere, interceda presso i suoi figli, affinché possa insegnare loro a contemplarti. Amen.
La foto del Volto Santo mi è stata gentilmemte offerta e autorizzata a pubblicare dalla signora Schuhmann Hildegard (Germania) anche lei studiosa del Volto Santo di Manoppello.

Signore,
Ci hai voluto lasciare impresso sul Volto della S.Sindone la tua figura redenta e gloriosa, ma tutti ti vedono solamente morto; abbi pietà di coloro che non sanno ancora contemplarti. Amen.
Foto pubblicata da Ateseo
In onore alla festa del Volto Santo che si celebra ogni anno nel giorno della Trasfigurazione di nostro Signore Cristo Gesù, voglio presentare un meraviglioso inno composto da Papa Giovanni XXII (1316-1334) da Avignone ispirato dalla visione del Sacro Volto di Manoppello che all'epoca era chiamato Veronica. La leggenda voleva che questa reliquia fosse il sudario con cui Santa Veronica aveva asciugato il volto di Gesù durante la salita al Calvario, ma come abbiamo visto dagli studi comparativi di questa immagine con quella del volto della Sacra Sindone di Torino, il reperto sacro sarebbe invece il sudario che fu posto sopra il viso di Gesù dopo la sua morte, durante la sepoltura, e sul quale poi s' impressionò la figura risorta del Redentore nel giorno della Santa Pasqua.
L'inno, scritto dal papa in latino, divvenne così celebre che quando i pellegrini si recarono a Roma per il giubileo del 1350 la cantavano a gran voce:
Foto pubblicata da Ateseo