UNA SENSAZIONALE SCOPERTA

NELL'IMMAGINE DEL VOLTO DELLA SACRA SINDONE DI TORINO SONO RINTRACCIABILI LE PIEGHE DEL TELO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO. Questa eccezionale scoperta è venuta alla luce dopo che al computer sono riuscito a definire la perfetta sovrapposizione in scala 1:1 delle foto dei reperti sacri. Le pieghe di cui ho parlato, sul Santo Volto passano in verticale per gli zigomi e sono contraddistinte dai punti d'incrocio con un'altra piega in orizzontale che si trova all'altezza del mento. La cosa più sorprendente è che nell'immagine sindonica esse figurano delimitando il volto da lato a lato. Per chi crede allora alle autenticità di queste due reliquie, c'è da dire questo: "Seppure meditando la S. Sindone si contempla il corpo di Gesù morto, solo all'altezza del volto, però, si scoprono i segni del telo del Volto Santo con l'immagine di Gesù risorto"; ciò sarebbe spiegabile per la proiezione, mediante un'irradiazione di luce, del volto di Cristo. Dunque il velo di bisso della reliquia di Manoppello, durante la sepoltura di Gesù, sarebbe stato posto sopra il volto e poi ricoperto dalla S. Sindone. La dimostrazione scientifica della ricerca è osservabile a pag. 8 del Blog apribile in fondo a questa pagina, in "Le pieghe del Volto Santo rintracciabili nell'immagine sindonica" (cliccare con il mouse sopra il montaggio delle figure che troverete, per poterle così vedere ingrandite e capire bene la comparazione S.Sindone-Volto Santo).


Clicca sull'icona qui a fianco per meditare il Vangelo di oggi Preghiera al Volto Santo

Chi sono

Utente: Ateseo
Nome: Antonio Teseo
Sono esperto in grafica informatica e da un bel pò di tempo mi sono occupato dello studio della Sacra Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello. Il computer, che è uno strumento scientifico, mi ha permesso di scoprire che le immagini delle reliquie in oggetto riguardano la medesima persona, e cioè il Cristo. Quindi usare ancora l'espressione "uomo della Sindone" per indicare l'immagine sindonica, è da ritenersi ormai obsoleta.

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 11 luglio 2008

Il Volto Santo era la Camuliana, il Mandylion e la Veronica


Foto ed elaborazioni di Antonio Teseo.  Cliccare sulle immagini  per vederle ingrandite e quindi capire meglio quanto segue.

Studio realizzato da Antonio Teseo.

Gli esiti di queste ultime ricerche che mi appresto a  presentare,  rivelerebbero che la famosa “Acheiropoietos” (l’immagine non realizzata da mani d’uomo) identificabile nella storia una volta con il nome di Camuliana, un’altra volta con il nome di Sacro Mandylion di Edessa, un’altra volta ancora con il nome di Veronica romana, non sia altro che il Volto Santo di Manoppello. La reliquia veniva chiamata con nomi diversi, in relazione a provenienze da città diverse, perché in ognuno di questi posti era stata vista e descritta e perciò questi erano i luoghi dove l'Immagine Sacra si era trovata custodita. Nell'VIII secolo era conservata a Costantinopoli dall'imperatore, ma poi fu fatta pervenire da mani ignote a papa Giovanni VII a Roma, circa venti anni prima che nell’impero bizantino scoppiasse una persecuzione contro le immagini sacre "iconoclastia”. Della S.S. Figura, descritta nel VII secolo dal poeta di corte dell’imperatore Eraclio, Giorgio Pisides, come l’immagine della scrittura non scritta che non fu delineata da mani umane, ma che fu fatta dal logos secondo la sua arte - generato senza seme dell’uomo - dal logos che forma l’universo…;  e citata da Dante nel XIV secolo come l'immagine benedetta, la quale Jesù Cristo lasciò a noi per esempio de la sua bellissima figura" (Dante, Vita Nova XL,1), fino a ieri nessuno conosceva una  raffigurazione particolareggiata che la facesse relazionare esattamente al Volto Santo, ma da oggi, invece, ciò diventa nota a tutti (come ho il piacere di dimostrare sopra con le indicazioni sulle immagini) perché ho scoperto che nell'icona del Cristo Pantocratore incisa sulla moneta del “Solidus d’oro”, fatta coniare nel IX secolo dall’imperatore Michele III di Bisanzio allorquando volle ristabilire l’ortodossia nell’impero dopo il periodo iconoclasta, esistono sei particolari che certificano questa identificazione. Dunque l’importanza per l’imperatore di voler trasmettere il vero volto del Redentore al proprio popolo fu un segno di devozione verso questa reliquia che era la più importante al mondo per la cristianità (Isaia, 52,15... i re chiuderanno la bocca a suo riguardo, perché vedranno ciò che non era stato loro narrato, e comprenderanno ciò che non avevano udito).  Prima della scomparsa dalla capitale dell'impero, il Sacro Mandylion veniva esposto alla venerazione dei fedeli, per le importanti ricorrenze, dopo essere stato sistemato dentro un ostensorio sopra il Volto dell’immagine impressa sul sudario tombale di Cristo (Sacra Sindone); Il telo di lino della reliquia che si trova oggi a Torino era ripiegato quattro volte in quattro parti, in modo da esibire solo l'aspetto della faccia sfigurata di Gesù, rispetto a tutta l'altra parte della figura impressa del corpo. Dopo la messa al riparo del Sacro Volto, allora, si decise di sostituirlo per le ostensioni con altre figure sacre, considerate anch’esse acheropite, in quanto le stesse erano state attinte dal prototipo e quindi erano ritenute della stessa sostanza divina. Il Sacro Mandylion nel medioevo era chiamato "Veronica" (voce coniata dal latino Vera "vera" e dal greco Eikon "immagine" Vera Immagine). Secondo me, sparì da Roma per arrivare a Manoppello e quindi assumere ancora un'altra denominazione, tra gli anni 1492 e 1506; anni in cui avevano esercitato il  pontificato Alessandro VI, Pio III e Giulio II. Questa deduzione è dovuta al fatto che il Volto Santo proprio a partire dal 1506 era già noto nella cittadina abruzzese. Poiché la Veronica veniva  sempre fatta contemplare ai pellegrini da lontano (infatti solo il Vicario di Cristo e i canonici vaticani potevano avere un contatto ravvicinato con essa), forse uno dei tre papi già citati, perché aveva ritenuto che la reliquia non fosse più al sicuro in San Pietro, decise di affidarla di nascosto a mani sicure e farla così arrivare in un luogo altrettanto sicuro; venne allora sostituita nel suo antico ostensorio da una copia, della quale nessuno dei fedeli, appunto perché la vedeva da molto distante, si sarebbe mai  accorto.
Spiegazione delle immagini di sopra: a sinistra, potete osservare il Solidus d'oro fatto coniare dall'imperatore d'oriente Michele III (840-867) su cui è raffigurato l'icona del Cristo benedicente; a destra, c'è la foto del Volto Santo di Manoppello. Ebbene, da una attenta comparazione, possiamo comprendere come le due immagini siano entrambe contraddistinte: 1) dalle guance del volto asimmetriche; 2) dai capelli del lato di sinistra che sono disposti a forma semicircolare perché adattati al gonfiore della guancia destra di Cristo Gesù; 3) dal ciuffo dei capelli sulla fronte; 4) dalla ferita causata con una canna dagli aguzzini che flagellarono Gesù; 5) dai capelli del lato destro aggrovigliati che dopo un intreccio cadono dritti; 6) dalla bocca semiaperta.

latrobe-51-52-079ahttp://calisto.slv.vic.gov.au/latrobejournal/issue/latrobe-51-52/fig-latrobe-51-52-079a.html

Secondo i miei studi, questa iconografia del "Libro d'Ore" eseguita a mano nel sud dei Paesi Bassi intorno alla fine del XV secolo, rivelerebbe che l'antico Sacro Mandylion fosse la reliquia della Veronica.

240px-Byzantinischer_Mosaizist_um_705_002

Mosaico di Papa Giovanni VII (Città del Vaticano, Musei Vaticani).
Tra gli anni 705 e 707, il Sacro Mandylion giunse nelle mani di  Giovanni VII. Nelle grotte vaticane è ancora leggibile un'antica dedica fatta a questo papa per aver conservato il Sudario della Veronica, il cui nome, secondo lo scrittore e filosofo Gervaso di Tilbury (fonte storica risalente tra il 1212 e il 1214) derivava da una trasposizione linguistica di due parole, una in latino e l'altra in greco, che insieme volevano significare la "Vera Effigies Christi".
Esposizione S. Mandylion
Da queste due antiche miniature, si può comprendere come il Sacro Mandylion nel Sacro Romano Impero d'Oriente non fosse esposto alla venerazione dei fedeli solo con il panno sepolcrale di Cristo come dicono alcuni sindonologi, ma anche con un sudario che mostrava il viso ben definito di Gesù Cristo. Infatti, come si può osservare nell'ultima immagine del codice Skylitzes ( tardo XI secolo e conservato nel museo di Madrid), il volto del Redentore è raffigurato dentro l'ostensorio a forma rettangolare mentre dietro la figura è mostrato un grande telo spiegato che  rimanda alla lunga Sindone di Torino.
Esposizione S. Mandylion2