UNA SENSAZIONALE SCOPERTA

NELL'IMMAGINE DEL VOLTO DELLA SACRA SINDONE DI TORINO SONO RINTRACCIABILI LE PIEGHE DEL TELO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO. Questa eccezionale scoperta è venuta alla luce dopo che al computer sono riuscito a definire la perfetta sovrapposizione in scala 1:1 delle foto dei reperti sacri. Le pieghe di cui ho parlato, sul Santo Volto passano in verticale per gli zigomi e sono contraddistinte dai punti d'incrocio con un'altra piega in orizzontale che si trova all'altezza del mento. La cosa più sorprendente è che nell'immagine sindonica esse figurano delimitando il volto da lato a lato. Per chi crede allora alle autenticità di queste due reliquie, c'è da dire questo: "Seppure meditando la S. Sindone si contempla il corpo di Gesù morto, solo all'altezza del volto, però, si scoprono i segni del telo del Volto Santo con l'immagine di Gesù risorto"; ciò sarebbe spiegabile per la proiezione, mediante un'irradiazione di luce, del volto di Cristo. Dunque il velo di bisso della reliquia di Manoppello, durante la sepoltura di Gesù, sarebbe stato posto sopra il volto e poi ricoperto dalla S. Sindone. La dimostrazione scientifica della ricerca è osservabile a pag. 8 del Blog apribile in fondo a questa pagina, in "Le pieghe del Volto Santo rintracciabili nell'immagine sindonica" (cliccare con il mouse sopra il montaggio delle figure che troverete, per poterle così vedere ingrandite e capire bene la comparazione S.Sindone-Volto Santo).


Clicca sull'icona qui a fianco per meditare il Vangelo di oggi Preghiera al Volto Santo

Chi sono

Utente: Ateseo
Nome: Antonio Teseo
Sono esperto in grafica informatica e da un bel pò di tempo mi sono occupato dello studio della Sacra Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello. Il computer, che è uno strumento scientifico, mi ha permesso di scoprire che le immagini delle reliquie in oggetto riguardano la medesima persona, e cioè il Cristo. Quindi usare ancora l'espressione "uomo della Sindone" per indicare l'immagine sindonica, è da ritenersi ormai obsoleta.

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sabato, 24 maggio 2008

Il Volto Santo accolto da una pioggia di petali di rose

Ogni terza domenica di maggio, in occasione della festa del Sacro Volto, la S.S. Immagine del Redentore viene portata in processione dalla basilica dov'è custodita, fino al paese di Manoppello che dista un chilometro; poi il giorno seguente si fa ritorno.
Nel video che ho realizzato per voi e che ho caricato nei seguenti link:

http://it.youtube.com/watch?v=OJZC0nE2JcY

http://it.video.yahoo.com/watch/2734743

http://video.google.it/videosearch?hl=it&q=volto%20santo&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wv#

potete ammirare, di questa immagine santa: la parziale e totale trasparenza contro luce; la perfetta diapositività su entrambe le facce del telo; i continui cambiamenti della sua colorazione, a seconda dell'incidenza della luminosità e dell'angolo di visuale; l'ologramma, che ci spinge a credere che si sia formato per un' irradiazione e una proiezione della luce celeste del Volto del Risorto.

Foto pubblicata da Ateseo

ingrandimento trama Volto Santo

Forte ingrandimento della trama del telo del Volto Santo di Manoppello all'altezza dell'arcata sopracciliare dell'occhio sinistro:

come si può osservare, non esiste alcun pigmento pittorico che copre gli spazi tra la trama e l'ordito (ed è per questo motivo che l'immagine scompare completamente contro luce: il colore non fa corpo); sono invece presenti, di quà e di là, solo alcuni nodini d'intreccio del telo.  

sabato, 10 maggio 2008

Vista la natura inspiegabile del Volto Santo di Manoppello, sempre di più si fa strada questa ipotesi…..


L

a cura di Antonio Teseo

Dal Vangelo di oggi :Giovanni, 21,20-25

In quel tempo, Pietro, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?”. Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e lui?”. Gesù rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?”.
Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

 

Nessuno può negare che in queste parole di Gesù rivolte a Pietro ci sia un velo di mistero: "Se voglio che egli rimanga [Giovanni] finché io venga, che importa a te?".

Il Signore, nel giorno della sua Trasfigurazione sul monte Tabor, aveva comandato agli apostoli che erano con lui, Pietro, Giovanni e Giacomo, di non raccontare niente a nessuno di ciò che avevano visto fino a quando il Figlio dell'uomo non fosse risuscitato dai morti: Marco, 9, 2-13.

Chi fu, allora, colui che dopo la resurrezione di Cristo rivelò l'episodio della Trasfigurazione nella pienezza della propria fede e non come un'allucinazione? A mio avviso fu proprio l'apostolo Giovanni, lanciando un messaggio avvolto nel mistero nel proprio Vangelo, perché egli si era trovato dinanzi nel sepolcro vuoto il  Santo Volto trasfigurato già contemplato sul monte Tabor impresso sul sudario di bisso che era stato posto sopra il volto del Salvatore durante la sua sepoltura e che recava quindi la figura Santa relativa proprio all'attimo della vittoria del Cristo sulla morte; Giovanni, 20, 3-9: Partì dunque Pietro e l'altro discepolo e si avviarono verso il sepolcro. Correvano ambedue insieme, ma l'altro discepolo precedette Pietro nella corsa e arrivò primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende che giacevano distese; tuttavia non entrò. Arrivò poi anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro; vide le bende che giacevano distese e il sudario che era sopra il capo; esso non stava assieme alle bende, ma a parte, ripiegato in un angolo. Allora entrò anche l'altro discepolo che era arrivato per primo al sepolcro, vide e credette. Non avevano infatti ancora capito la Scrittura: che egli doveva risuscitare dai morti (sarebbero dunque queste citazioni da me sottolineate a rivelarci della Trasfigurazione di Gesù che l’apostolo Giovanni volle trasmettere nella pienezza della fede, anche perché egli fu l’unico, a differenza degli altri tre evangelisti, a non aver assolutamente parlato prima nel suo Vangelo di tale episodio). Giovanni, ovviamente, non avrebbe mai potuto far comprendere direttamente nei sui scritti della presenza del Volto Santo, seppure ne avesse lanciato più di un messaggio avvolto nel mistero, perché altrimenti tutti i discepoli di Gesù avrebbero subìto immediatamente una  persecuzione violenta, efferata, da parte dei romani (Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero  scrivere); il Signore disse in un’altra citazione: “Sarò con voi fino alla fine del mondo”.

Sopra: sovrapposizione del volto della S. Sindone al Volto Santo di Manoppello. 

sabato, 03 maggio 2008

UNA VISITA RIMASTA NEI CUORI DEI MANOPPELLESI

TarcisioCardinaleBertonedalVoltoSanto(3)
Omelia del Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato
Santuario del Santo Volto di Manopello 27 aprile 2008
dal sito ufficiale "IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO" www.voltosanto.it http://www.voltosanto.it/
Italiano/dettagliopl.php?x1=3
La liturgia di questa VI domenica di Pasqua, ci fa pregustare la festa della Pentecoste, verso la quale ci incamminiamo a grandi passi. Le letture che abbiamo ascoltato sono un invito a vivere nella gioia perché accanto a noi e dentro di noi vive lo Spirito Santo, lo Spirito di verità. «Stupende sono le opere del Signore . . . Acclamate a Dio da tutta la terra» (Sal 66, 1-3). Il Salmo responsoriale ci fa esultare per le opere del creato, ma nello stesso tempo, con Sant’Agostino esclamiamo: «Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode […]. Ci hai fatto per te e il nostro cuore non ha sosta finchè non riposa in te». I nostri occhi, attraverso il mondo visibile sono invitati verso quello interiore e invisibile: nella dimensione dello spirito nel quale si riflette la luce del Verbo che illumina ogni uomo. In questa luce opera lo Spirito di verità. La gioia di questa domenica si focalizza sulla realtà della nuova presenza misericordiosa di Dio fra gli uomini, che fa seguito alla partenza di Gesù mediante la morte e la risurrezione. «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre», aveva assicurato Gesù ai discepoli smarriti dal senso di orfanezza che li aveva assaliti al pensiero della perdita del Maestro. No, gli apostoli non saranno orfani. Non saranno orfane le generazioni sempre nuove dei seguaci di Cristo. Gesù è con loro costantemente. Viene costantemente a loro nella potenza dello Spirito Santo. Tale è la verità più profonda che vive la Chiesa: il tempo del cenacolo, della compagnia con Cristo, dura sempre nella Chiesa. Dura in noi. E’ lo Spirito Santo che rende contemporaneo il Cristo presso tutti gli uomini di tutti i tempi, potendo così essere il Salvatore di tutti. Dopo la dipartita del volto storico del Cristo, è attraverso lo Spirito che al mondo è restituita la sua presenza. Il velo di bisso conservato in questo Santuario come una preziosissima reliquia ci dona le sembianze del Messia, ma in esso è lo Spirito che rende visibile il Figlio dell’Uomo, così come il Figlio ha reso visibile il Padre (cfr BADDE Paul, La seconda sindone, p. 216). Scriveva il Cardinale Joseph Ratzinger: «Non è dunque un problema di colore degli occhi o dei capelli, né un problema di fisionomia. È un problema di sguardo, del nostro sguardo: come sappiamo guardare al volto di Gesù? Se ci manca lo sguardo della fede, siamo come i discepoli di Emmaus che non riconobbero nei tratti di quel pellegrino il volto del Signore risorto […]. Se nell’uomo non accade un’apertura interiore, che vede più di ciò che è misurabile e ponderabile, che percepisce lo splendore del divino nella creazione, allora Dio resta escluso dal campo visivo» (Introduzione allo spirito della liturgia). Su questa stessa linea, riascoltiamo quanto ha detto lo stesso Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, nell’omelia pronunciata durante la sua visita a questo Santuario: «Per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo». «Il tuo volto è la nostra patria!» ha scritto Santa Teresa di Lisieux. La patria agognata da ogni uomo dove regna la pace e la concordia. Osservando l’immagine del Santo Volto di Cristo, visibile ed invisibile nello stesso tempo; un volto “disarmato”, come ha detto qualcuno, noi possiamo trovare il riferimento giusto per l’espressione dei nostri stessi volti; «Un volto disarmato può disarmare il prossimo» diceva il filosofo ebreo Emmanuel Lévinas. Altri due elementi emergono dalla liturgia odierna. Il primo si riferisce alla condizione posta da Gesù per avere la luce necessaria per vedere e per godere della presenza del Consolatore: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre… e voi lo conoscerete». Il secondo elemento, indicato dalla lettera di san Pietro apostolo, è questo: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Per primo noi vediamo come l'amore è il pieno compimento della vocazione della persona secondo il disegno di Dio. Colui che ama Dio, ottiene da Dio non solo amore, ma anche la capacità di amare. Di questo l'umanità ha bisogno, perché solo l'amore è credibile. La fede incrollabile in questo amore ispira nei discepoli di Gesù di ogni epoca pensieri di pace, spalanca orizzonti di perdono e di concordia. «Chi sa di essere amato, ama» diceva Don Bosco ai giovani per orientarli ad essere “buoni cittadini e onesti cristiani”. In secondo luogo vediamo come i discepoli di Cristo devono essere pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in loro (cfr 1 Pt 3, 15). Benedetto XVI nell’enciclica Spe salvi chiarisce che i cristiani devono poter dare una risposta circa il logos – il senso e la ragione – della loro speranza; e speranza è l'equivalente di fede (cfr 2). La fede dev'essere trasmessa ed accolta anche nella sua bellezza e forza intellettuale, nella sua intima "ragionevolezza", come risposta a tutte le istanze autentiche della ragione. «Tuttavia – ammonisce Pietro – questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza..». Quanta saggezza umana e quanta ricchezza spirituale contengono queste due indicazioni! Occorre che ci mettiamo decisamente e con entusiasmo su questa linea, e l’aiuto dello Spirito Santo non verrà meno. Per questo imploriamo il dono della sapienza e lo facciamo per intercessione di Maria SS.ma Madre di Cristo. Lo chiediamo a colei che più e meglio rispecchia le sembianze umane del Figlio di Dio fatto carne, che più e meglio ha contemplato il suo Santo Volto in terra e lo contempla nell’eternità.