NELL'IMMAGINE DEL VOLTO DELLA SACRA SINDONE DI TORINO SONO RINTRACCIABILI LE PIEGHE DEL TELO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
Questa eccezionale scoperta è venuta alla luce, dopo che al computer sono riuscito a definire la perfetta sovrapposizione, in scala 1:1, delle foto dei reperti sacri.
Le pieghe di cui ho parlato, sul Santo Volto passano in verticale per gli zigomi e sono contraddistinte dai punti d'incrocio con un'altra piega in orizzontale, la quale si trova all'altezza del mento.
La cosa sorprendente, è che nell'immagine sindonica esse figurano delimitando il volto da lato a lato.
Per chi crede allora all'autenticità di queste due reliquie, c'è da dire questo:
"Seppure con la Sindone si contempla il corpo di Gesù morto, solo all'altezza del volto, però, si scoprono i segni del telo del Volto Santo con l'immagine di Gesù risorto"; ciò sarebbe spiegabile per la proiezione, mediante un'irradiazione di luce, del volto di Cristo. Il bisso marino del Volto Santo, durante la sepoltura di Gesù, sarebbe stato posto a contatto diretto con la Sindone all'altezza del capo.

A cura di Antonio Teseo
esperto in grafica informatica
Oggi spiego scientificamente le più importanti peculiarità relative al Volto Santo di Manoppello e alla Sacra Sindone di Torino. Sopra vedete un montaggio di una coppia di foto che riguarda il Sacro Volto che si trova in Abruzzo: la prima a sinistra, è stata scattata durante la processione all’aperto; la seconda a destra, invece, è stata scattata nella chiesa parrocchiale di S. Nicola, in Manoppello, dopo che la processione era terminata. Ebbene, come potete osservare, la variazione dell’incidenza della luce ha determinato una differenziazione d’immagine perché ci troviamo di fronte ad un ologramma. A tale proposito, allora, è da escludere inconfutabilmente che questa S.S. Immagine sia una pittura, perché scientificamente l’ologramma si forma per “proiezione di luce trasmessa”. Poiché nell’antichità una cosa del genere non era assolutamente possibile realizzarla (perché non esisteva né il laser, né il computer, né si conosceva la fotografia), si deve per forza sentenziare, allora, che molto probabilmente chi è stato a volere questo, con un miracolo, non poteva che essere Gesù con la luce metafisica della resurrezione.
Qui sotto potete invece vedere come con la sovrapposizione che sono riuscito ad ottenere, dopo anni e anni di studi al computer, riesca ad esaltare la complementarità tra l’immagine definita quale è il Volto Santo e quella invece indefinita quale è il Volto della Santa Sindone di Torino: il sangue che si trova a sfigurare i lineamenti del volto è esattamente lo stesso impresso su tutt’e due le reliquie perché appunto proiettato sui teli quasi certamente dalla luce del Signore.

Diapositività del Volto Santo di Manoppello: le foto sono state scattate ad entrambe le facce del telo.

Il Volto Santo visto contro luce: l'immagine diventa completamente invisibile perché questa è la dimostrazione che i colori non fanno corpo sul telo.
Holy Face of Manoppello
http://holyfaceofmanoppello.blogspot.com/
2008_05_01_archive.html
Nel giorno di lunedì, 2 giugno, la Rai ha trasmesso in prima serata, all’interno di una trasmissione televisiva molto seguita, un documentario che ha trattato di nuove scoperte sulla S. Sindone effettuate da un’equipe di ricercatori. Questi studiosi, illustrando alcuni esperimenti eseguiti con sofisticati strumenti scientifici, sono arrivati a dire che per loro l’immagine di Torino è un ologramma che si è formato per mezzo di un’emissione di luce (forse quella celeste della resurrezione di Cristo).
Sentito questi risultati, ho esultato come un bambino per la gioia, perché io già dal 16 luglio di un anno fa avevo pubblicato su uno dei miei Blog (Sindone di Torino-Volto Santo di Manoppello; http://www.tuoblog.it/sindon/), che il Volto Santo, ritenuto da me il sudario posto sopra il Volto di Gesù durante la sepoltura, si comportava come un ologramma perché le mie ricerche erano state avvalorate dallo strumento scientifico del computer.
Per tornare a parlare ancora di quella mia tesi, su internet ho trovato una bellissima foto scattata al Sacro Volto, che vediamo sopra, e che rende bene l’idea di un ologramma impresso in diapositiva su di una pellicola, solo che ovviamente non si tratta di celluloide, bensì di un telo di bisso marino.
Ora, se vediamo una diapositiva fotografica, di quelle ad esempio che si usano per i proiettori, ne possiamo osservare sia la trasparenza che la figura impressa, anche se per quest’ultima, poterla vedere discretamente, occorre che la luce non rifletta eccessivamente su di essa.
In questa fotografia della reliquia di Manoppello, allora, la luce che è entrata dalle vetrate del rosone della basilica, oltre ad illuminare l'interno della chiesa, si è riflessa parzialmente anche sull'immagine; e perciò della figura del volto di Cristo, intravediamo solo il naso, e un po' della bocca.
Foto pubblicata da Ateseo
Nei giorni delle feste di maggio in onore del Volto Santo, con la mia macchinetta fotografica ho scattato molte foto in modo da potervi spiegare meglio le caratteristiche della reliquia che sono uniche al mondo. La foto che vedete sopra, è stata scattata quando il Sacro Volto era esposto sul trono e la porta della basilica era aperta. Ebbene, l’immagine del Salvatore vista alla luce di questa porta aperta è totalmente invisibile, in quanto i colori non fanno corpo sul telo. Questo fatto, allora, ci sentenzia inconfutabilmete che la figura impressa di Cristo non è una pittura. Infatti se osserviamo una qualsiasi opera d'arte, anche se essa è posta contro luce, ne sappiamo sempre descrivere per la proprietà statica: la natura dei colori e la loro tonalità, le pennellate, le sfumature, ecc.
La relazione dell'immagine di Manoppello con il volto della S. Sindone di Torino, dunque, non è un caso, ma va ben oltre la nostra conoscenza.
Ogni terza domenica di maggio, in occasione della festa del Sacro Volto, la S.S. Immagine del Redentore viene portata in processione dalla basilica dov'è custodita, fino al paese di Manoppello che dista un chilometro; poi il giorno seguente si fa ritorno.
Nel video che ho realizzato per voi e che ho caricato nei seguenti link:
http://it.youtube.com/watch?v=OJZC0nE2JcY
http://it.video.yahoo.com/watch/2734743
http://video.google.it/videosearch?hl=it&q=volto%20santo&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wv#
potete ammirare, di questa immagine santa: la parziale e totale trasparenza contro luce; la perfetta diapositività su entrambe le facce del telo; i continui cambiamenti della sua colorazione, a seconda dell'incidenza della luminosità e dell'angolo di visuale; l'ologramma, che ci spinge a credere che si sia formato per un' irradiazione e una proiezione della luce celeste del Volto del Risorto.
Foto pubblicata da Ateseo

Forte ingrandimento della trama del telo del Volto Santo di Manoppello all'altezza dell'arcata sopracciliare dell'occhio sinistro:
come si può osservare, non esiste alcun pigmento pittorico che copre gli spazi tra la trama e l'ordito (ed è per questo motivo che l'immagine scompare completamente contro luce: il colore non fa corpo); sono invece presenti, di quà e di là, solo alcuni nodini d'intreccio del telo.

a cura di Antonio Teseo
Dal Vangelo di oggi :Giovanni, 21,20-25
In quel tempo, Pietro, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?”. Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e lui?”. Gesù rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?”.
Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
Nessuno può negare che in queste parole di Gesù rivolte a Pietro ci sia un velo di mistero: "Se voglio che egli rimanga [Giovanni] finché io venga, che importa a te?".
Il Signore, nel giorno della sua Trasfigurazione sul monte Tabor, aveva comandato agli apostoli che erano con lui, Pietro, Giovanni e Giacomo, di non raccontare niente a nessuno di ciò che avevano visto fino a quando il Figlio dell'uomo non fosse risuscitato dai morti: Marco, 9, 2-13.
Chi fu, allora, colui che dopo la resurrezione di Cristo rivelò l'episodio della Trasfigurazione nella pienezza della propria fede e non come un'allucinazione? A mio avviso fu proprio l'apostolo Giovanni ad averlo trasmesso in modo celato nel proprio Vangelo, perché egli si era trovato dinanzi nel sepolcro vuoto il Santo Volto trasfigurato già contemplato sul monte Tabor, impresso sul sudario di bisso che era stato posto sopra il volto del Salvatore durante la sua sepoltura, e che recava quindi la figura Santa relativa proprio all'attimo della vittoria del Cristo sulla morte; Giovanni, 20, 3-9: Partì dunque Pietro e l'altro discepolo e si avviarono verso il sepolcro. Correvano ambedue insieme, ma l'altro discepolo precedette Pietro nella corsa e arrivò primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende che giacevano distese; tuttavia non entrò. Arrivò poi anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro; vide le bende che giacevano distese e il sudario che era sopra il capo; esso non stava assieme alle bende, ma a parte, ripiegato in un angolo. Allora entrò anche l'altro discepolo che era arrivato per primo al sepolcro, vide e credette. Non avevano infatti ancora capito la Scrittura: che egli doveva risuscitare dai morti (sarebbero dunque queste citazioni da me sottolineate a rivelarci della Trasfigurazione di Gesù che l’apostolo Giovanni volle trasmettere nella pienezza della fede, anche perché egli fu l’unico, a differenza degli altri tre evangelisti, a non aver assolutamente parlato prima nel suo Vangelo di tale episodio). Giovanni, ovviamente, non avrebbe mai potuto far comprendere direttamente nei sui scritti della presenza del Volto Santo, seppure ne avesse lanciato più di un messaggio avvolto nel mistero, perché altrimenti tutti gli apostoli avrebbero subìto immediatamente una persecuzione violenta, efferata, da parte dei romani (Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere); il Signore disse in un’altra citazione: “Sarò con voi fino alla fine del mondo”.
Sopra: sovrapposizione del volto della S. Sindone al Volto Santo di Manoppello.
Pellegrinaggio di S.E. Tarcisio Bertone al Volto Santo
Manoppello, 27 aprile 2008
LA CHIESA VIVA TESTIMONE DEL VOLTO DEL RISORTO
a cura di Antonio Teseo
"Sono venuto volentieri in pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo, per lasciarmi avvolgere dallo sguardo misterioso e trasformante di Cristo Risorto e per cercare di esserGli sempre più conforme nella missione che mi ha affidato, accanto al Papa". Con ammirazione e venerazione, Cardinal Tarcisio Bertone. E' questo il pensiero che il segretario di Stato del Vaticano ha lasciato scritto nel "Memorandum", cioè il registro dei frati cappuccini riservato alle personalità importanti che si recano in pellegrinaggio al Volto Santo. Il cardinale, celebrando la Santa Eucarestia nella basilica che conserva da più di 500 anni il prezioso bisso su cui è impresso l'immagine del Volto del Redentore e che è la medesima del Volto della S. Sindone, figura però indefinita, durante l'omelia ha voluto ripetere le importanti parole già pronunciate un anno e mezzo fa da papa Benedetto XVI sempre nella stessa chiesa: "Per vedere il Volto Santo occorrono mani innocenti e cuore puro" - e poi ha aggiunto - "Dobbiamo riflettere sul bene e dare ragione della fede, con opere ed il buon esempio". Il segretario del Santo Padre ha ricevuto il privilegio di poter ammirare, in via del tutto eccezionale insieme a monsignor Bruno Forte, il Santo Volto tirato fuori dalla teca e che mostra tutte le sue peculiarità uniche al mondo: la perfetta diapositività, quindi un unico positivo d'immagine impresso su entrambe le facce del telo; la trasparenza alla luce del bisso che rende diafana la figura fino a farla scomparire completamente; il tessuto fitto e rudimentale a trama mesopotamica; l'ologramma del Volto, perché in sé è impresso anche la luce del Padre.
Foto pubblicate da Ateseo: il cardinale s' inginocchia a pregare; accarezza un ragazzo diversamente abile
si appresta a celebrare l'Eucarestia in una chiesa gremita di fedeli
In questo giorno di Giovedì Santo si celebra la lavanda dei piedi di Gesù agli apostoli. Questo gesto significativo rientra anch'esso nel disegno salvifico perché l'insegnamento del Messia deve sempre arrivare Puro da chi è al suo servizio. Ora, nella Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Sidney dal 15 al 20 luglio 2008, si farà arrivare una gigantografia della Sacra Sindone di Torino senza però la presenza di un'altrettanta gigantografia che dovrebbe riguardare il Volto Santo di Manoppello.
Poiché si ignora ancora che solo con la contemplazione di entrambe le figure sante, e non di una sola, si riesce ad entrare nel mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, io da oggi in poi, e cioè fino a che non si deciderà che i cari giovani del GMG potranno contemplare tutt' e due insieme le immagini sacre, mi asterrò dal pubblicare altri post nei miei Blog perché con il silenzio voglio fare arrivare a Maria Santissima la mia preghiera affinché interceda presso coloro che devono fare appieno la volontà del Signore.
Tuttavia sarebbe anche bene meditare che:
"La Parola" è del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo;
"I Sacramenti" sono del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo;
"L'aspetto del Redentore e la figura della Gloria" sono del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
A tutti i carissimi lettori dei miei Blog auguro un sereno triduo Pasquale.
Discorso del Santo Padre Benedetto XVI in occasione del suo pellegrinaggio al Volto Santo di Manoppello
Manoppello, 1 settembre 2006

http://www.voltosanto.de/Bildergalerie.htm

Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’odierno incontro, semplice e familiare, in un luogo dove possiamo meditare sul mistero dell’amore divino contemplando l’icona del Volto Santo. A voi tutti qui presenti va il mio grazie più sentito per la vostra cordiale accoglienza e per l’impegno e la discrezione con cui avete favorito questo mio privato pellegrinaggio. Saluto e ringrazio in particolare il vostro Arcivescovo che si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Grazie per i doni che mi avete offerto e che apprezzo molto proprio nella loro qualità di "segni", come li ha chiamati Mons. Forte. Sono segni, infatti, della comunione affettiva ed effettiva che lega il popolo di questa cara terra d’Abruzzo al Successore di Pietro. Un saluto speciale rivolgo a voi, sacerdoti, religiosi e religiose e seminaristi qui convenuti. Non essendo possibile incontrare l’intera Comunità diocesana, sono contento che a rappresentarla ci siate voi, persone già dedite al ministero presbiterale e alla vita consacrata o incamminate verso il sacerdozio. Persone che mi piace considerare innamorate di Cristo, attratte da Lui e impegnate a fare della propria esistenza una continua ricerca del suo Santo Volto. Un grato pensiero rivolgo infine alla comunità dei Padri Cappuccini, che ci ospita, e che da secoli si prende cura di questo santuario, meta di tanti pellegrini.
Mentre poc’anzi sostavo in preghiera, pensavo ai primi due Apostoli, che, sollecitati da Giovanni Battista, seguirono Gesù presso il fiume Giordano – come leggiamo all’inizio del Vangelo di Giovanni (cfr Gv 1,35-37). L’evangelista narra che Gesù si voltò e domandò loro: "Che cercate?". Essi risposero: "Rabbi, dove abiti?". Ed egli: "Venite e vedrete" (cfr Gv 1,38-39). Quel giorno stesso i due che Lo seguirono fecero un’esperienza indimenticabile, che li portò a dire: "Abbiamo trovato il Messia" (Gv 1,41). Colui che poche ore prima consideravano un semplice "rabbi", aveva acquistato una identità ben precisa, quella del Cristo atteso da secoli. Ma, in realtà, quanta strada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemmeno immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazaret potesse essere profondo; quanto il suo "volto" potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile. Tanto che, dopo aver vissuto insieme tre anni, Filippo, uno di loro, si sentirà dire nell’Ultima Cena: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?". E poi quelle parole che esprimono tutta la novità della rivelazione di Gesù: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9). Solo dopo la sua passione, quando lo incontreranno risorto, quando lo Spirito illuminerà le loro menti e i loro cuori, gli Apostoli comprenderanno il significato delle parole che Gesù aveva detto, e Lo riconosceranno come il Figlio di Dio, il Messia promesso per la redenzione del mondo. Diventeranno allora suoi messaggeri infaticabili, testimoni coraggiosi sino al martirio.
"Chi ha visto me ha visto il Padre". Sì, cari fratelli e sorelle, per "vedere Dio" bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo Spirito che guida i credenti "alla verità tutta intera" (cfr Gv 16, 13). Chi incontra Gesù, chi si lascia da Lui attrarre ed è disposto a seguirlo sino al sacrificio della vita, sperimenta personalmente, come Egli ha fatto sulla croce, che solo il "chicco di grano" che cade nella terra e muore porta "molto frutto" (cfr Gv 12,24). Questa è la via di Cristo, la via dell’amore totale che vince la morte: chi la percorre e "odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna" (Gv 12, 25). Vive cioè in Dio già su questa terra, attratto e trasformato dal fulgore del suo volto. Questa è l’esperienza dei veri amici di Dio, i santi, che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e bisognosi, il volto di quel Dio a lungo contemplato con amore nella preghiera. Essi sono per noi incoraggianti esempi da imitare; ci assicurano che se percorriamo con fedeltà questa via, la via dell’amore, anche noi – come canta il Salmista – ci sazieremo della presenza di Dio (cfr Sal 16[17],15).
"Jesu... quam bonus te quaerentibus! - Quanto sei buono, Gesù, per chi ti cerca!": così avete cantato poco fa eseguendo l’antico inno "Jesu, dulcis memoria", che qualcuno attribuisce a San Bernardo. E’ un inno che acquista singolare eloquenza in questo santuario dedicato al Volto Santo e che richiama alla mente il Salmo 23(24): "Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (v. 6). Ma quale è "la generazione" che cerca il volto di Dio, quale generazione è degna di "salire il monte del Signore", di "stare nel suo luogo santo"? Spiega il salmista: sono coloro che hanno "mani innocenti e cuore puro", che non pronunciano menzogna, che non giurano a danno del loro prossimo (cfr vv. 3-4). Dunque, per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso il volto di Cristo.
Cari sacerdoti, se resta impressa in voi, pastori del gregge di Cristo, la santità del suo Volto, non abbiate timore, anche i fedeli affidati alle vostre cure ne saranno contagiati e trasformati. E voi, seminaristi, che vi preparate ad essere guide responsabili del popolo cristiano, non lasciatevi attrarre da null’altro che da Gesù e dal desiderio di servire la sua Chiesa. Altrettanto vorrei dire a voi, religiosi e religiose, perché ogni vostra attività sia un visibile riflesso della bontà e della misericordia divina. "Il tuo volto, Signore, io cerco": ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani; siamo infatti noi "la generazione" che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del "Dio di Giacobbe". Se perseveriamo nel cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno sarà Lui, Gesù, il nostro eterno gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre: "Sis Jesu nostrum gaudium, / qui es futurus praemium: / sit nostra in te gloria, / per cuncta semper saecula".
Questa è la certezza che ha animato i santi della vostra regione, tra i quali mi piace citare particolarmente Gabriele dell’Addolorata e Camillo de Lellis; a loro va il nostro ricordo riverente e la nostra preghiera. Ma un pensiero di speciale devozione rivolgiamo ora alla "Regina di tutti i santi", la Vergine Maria, che voi venerate in diversi santuari e cappelle sparsi nelle valli e sui monti abruzzesi. La Madonna, nel cui volto più che in ogni altra creatura si scorgono i lineamenti del Verbo incarnato, vegli sulle famiglie e sulle parrocchie, sulle città e sulle nazioni del mondo intero. Ci aiuti la Madre del Creatore a rispettare anche la natura, grande dono di Dio che qui possiamo ammirare guardando le stupende montagne che ci circondano. Questo dono, però, è sempre più esposto a seri rischi di degrado ambientale e va pertanto difeso e tutelato. Si tratta di un’urgenza che, come notava il vostro Arcivescovo, è opportunamente posta in evidenza dalla Giornata di riflessione e di preghiera per la salvaguardia del creato, che proprio oggi viene celebrata dalla Chiesa in Italia.
Cari fratelli e sorelle, mentre ancora una volta vi ringrazio per la vostra presenza, su tutti voi e sui vostri cari invoco la benedizione di Dio con l’antica formula biblica: "Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace" (cfr Nm 6, 24-26).
Amen!
OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II IN OCCASIONE DELLA VISITA ALLA SINDONE DI TORINO
Torino, 24 Maggio1998

Carissimi Fratelli e Sorelle !
con lo sguardo rivolto alla Sindone, desidero salutare cordialmente tutti voi, fedeli della Chiesa Torinese. Saluto i pellegrini che durante il periodo di questa ostensione vengono da ogni parte del mondo per contemplare uno dei segni più sconvolgenti dell'amore sofferente del Redentore. Entrando nel Duomo, che mostra ancora le ferite prodotte dal terribile incendio di un anno fa, mi sono fermato in adorazione davanti all'Eucarestia, il Sacramento che sta al centro delle attenzioni della Chiesa e che, sotto apparenze umili, custodisce la presenza vera, reale e sostanziale di Cristo.
Alla luce della presenza di Cristo in mezzo a noi, ho sostato poi davanti alla Sindone, il prezioso lino che può esserci di aiuto per meglio capire il mistero dell'amore del Figlio di Dio per noi. Davanti alla Sindone, immagine intensa e struggente di uno strazio inenarrabile, desidero rendere grazie al Signore per questo dono singolare, che domanda al credente attenzione amorosa e disponibilità piena alla sequela del Signore.
La Sindone è provocazione all'intelligenza. Essa richiede innanzitutto l'impegno di ogni uomo, in particolare del ricercatore, per cogliere con umiltà il messaggio profondo inviato alla sua ragione ed alla sua vita. Il fascino misterioso esercitato dalla Sindone spinge a formulare domande sul rapporto tra il sacro Lino e la vicenda storica di Gesù. Non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni. Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per giungere a trovare risposte adeguate agli interrogativi connessi con questo Lenzuolo che, secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo del nostro Redentore quando fu deposto dalla croce. La Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano per scontati risultati che tali non sono ; li invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica sia della sensibilità dei credenti.
Ciò che soprattutto conta per il credente è che la Sindone è specchio del Vangelo. In effetti, se si riflette sul sacro Lino, non si può prescindere dalla considerazione che l'immagine in esso presente ha un rapporto così profondo con quanto i Vangeli raccontano della passione e morte di Gesù che ogni uomo sensibile si sente interiormente toccato e commosso nel contemplarla. Chi ad essa si avvicina è, altresì, consapevole che la Sindone non arresta in sé il cuore della gente, ma rimanda a Colui al cui servizio la Provvidenza amorosa del Padre l'ha posta. Pertanto, è giusto nutrire la consapevolezza della preziosità di questa immagine, che tutti vedono e nessuno per ora può spiegare. Per ogni persona pensosa essa è motivo di riflessioni profonde, che possono giungere a coinvolgere la vita.
La Sindone costituisce così un segno veramente singolare che rimanda a Gesù, la Parola vera del Padre, ed invita a modellare la propria esistenza su quella di Colui che ha dato se stesso per noi.
Nella Sindone si riflette l'immagine della sofferenza umana. Essa ricorda all'uomo moderno, distratto dal benessere e dalle conquiste tecnologiche, il dramma di tanti fratelli, e lo invita ad interrogarsi sul mistero del dolore per approfondirne le cause.
L'impronta del corpo martoriato del Crocifisso, testimoniando la tremenda capacità dell'uomo di procurare dolore e morte ai suoi simili, si pone come l'icona della sofferenza dell'innocente di tutti i tempi : delle innumerevoli tragedie che hanno segnato la storia passata, e dei drammi che continuano a consumarsi nel mondo.
Davanti alla Sindone, come non pensare ai milioni di uomini che muoiono di fame, agli orrori perpetrati nelle tante guerre che insanguinano le Nazioni, allo sfruttamento brutale di donne e bambini, ai milioni di esseri umani chi vivono di stenti e di umiliazioni ai margini delle metropoli, specialmente nei Paesi in via di sviluppo ? Come non ricordare con smarrimento e pietà quanti non possono godere degli elementari diritti civili, le vìttime della tortura e del terrorismo, gli schiavi di organizzazioni criminali ? Evocando tali drammatiche situazioni, la Sindone non solo ci spinge ad uscire dal nostro egoismo, ma ci porta a scoprire il mistero del dolore che, santificato dal sacrificio di Cristo, genera salvezza per l'intera umanità.
La Sindone è anche immagine dell'amore di Dio, oltre che del peccato dell'uomo. Essa invita a riscoprire la causa ultima della morte redentrice di Gesù. Nell'incommensurabile sofferenza da essa documentata, l'amore di Colui che «ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito» (Gv. 3,16) si rende quasi palpabile e manifesta le sue sorprendenti dimensioni. Dinanzi ad essa i credenti non possono non esclamare in tutta verità : «Signore non mi potevi amare di più !», e rendersi subito conto che responsabile di quella sofferenza è il peccato : sono i peccati di ogni essere umano.
Parlandoci di amore e di peccato, la Sindone invita tutti noi ad imprimere nel nostro spirito il volto dell'amore di Dio, per escluderne la tremenda realtà del peccato. La contemplazione di quel Corpo martoriato aiuta l'uomo contemporaneo a liberarsi della superficialità e dall'egoismo con cui molto spesso tratta dell'amore e del peccato. Facendo eco alla parola di Dio ed a secoli di consapevolezza cristiana, la Sindone sussurra : credi nell'amore di Dio, il più grande tesoro donato all'umanità, e fuggì il peccato, la più grande disgrazia della storia.
La Sindone è anche immagine di impotenza : impotenza della morte, in cui si rivela la conseguenza estrema del mistero dell'Incarnazione. Il Telo sindonico ci spinge a misurarci con l'aspetto conturbante del mistero dell'Incarnazione, che anche quello in cui si mostra con quanta verità Dio si sia fatto veramente uomo, assumendo la nostra condizione in tutto, fuorché nel peccato. Ognuno è scosso dal pensiero che nemmeno il Figlio di Dio abbia resistito alla forza della morte, ma tutti ci commuoviamo al pensiero che egli ha talmente partecipato alla nostra condizione umana da volersi sottoporre all'impotenza totale del momento in cui la vita si spegne. E' l'esperienza del sabato Santo, passaggio importante del cammino di Gesù verso la Gloria, da cui si sprigiona un raggio di luce che investe il dolore e la morte di ogni uomo. La fede, ricordandoci la vittoria di Cristo, ci comunica la certezza che il sepolcro non è il traguardo ultimo dell'esistenza. Dio ci chiama alla risurrezione ed alla vita immortale.
La Sindone è immagine del silenzio. C'è un silenzio tragico dell'incomunicabilità, che ha nella morte la sua massima espressione, e c'è il silenzio della fecondità, che è proprio di chi rinuncia a farsi sentire all'esterno per raggiungere nel profondo le radici della verità e della vita. La Sindone esprime non solo il silenzio della morte, ma anche il silenzio coraggioso e fecondo del superamento dell'effimero, grazie all'immersione totale nell'eterno presente di Dio. Essa offre così la commovente conferma del fatto che l'onnipotenza del nostro Dio non è arrestata da nessuna forza del male, ma sa anzi far concorrere al bene la stessa forza del male. Il nostro tempo ha bisogno di riscoprire la fecondità del silenzio, per superare la dissipazione dei suoni, delle immagini, delle chiacchiere che troppo spesso impediscono di sentire la voce di Dio.
Carissimi Fratelli e Sorelle ! Il vostro Arcivescovo, il caro Cardinale Giovanni Saldarini, Custode Pontificio della Santa Sindone, ha proposto come motto di questa Ostensione le parole : «Tutti gli uomini vedranno la tua salvezza». Sì, il pellegrinaggio delle folle numerose vanno compiendo questa Città è proprio un «venire a vedere» questo segno tragico e illuminante della Passione, che annuncia l'amore del Redentore. Questa icona del Cristo abbandonato nella condizione drammatica e solenne della morte, che da secoli è oggetto di significative raffigurazioni e che da cento anni, grazie alla fotografia, è diffusa in moltissime riproduzioni, esorta ad andare al cuore del mistero della vita e della morte per scoprire il messaggio grande e consolante che ci è in essa consegnato. La Sindone ci presenta Gesù al momento della sua massima impotenza, e ci ricorda che nell'annullamento di quella morte sta la salvezza del mondo intero. La Sindone diventa così un invito a vivere ogni esperienza, compresa quella della sofferenza e della suprema impotenza, nell'atteggiamento di chi crede che l'amore misericordioso di Dio vince ogni povertà, ogni condizionamento, ogni tentazione di disperazione. Lo Spirito santo, che abita nei nostri cuori, susciti in ciascuno il desiderio e la generosità per accogliere il messaggio della Sindone e per farne il criterio ispiratore dell'esistenza.
Anima Christi, sanctifica me ! Corpus Christi, salva me! Passio Christi, conforta me ! Intra tua vulnera, abscondi me !